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RICONOSCERE L'AMORE scritto per INFORMARE dicembre 2015

  • Barbara Giardiello
  • 17 gen 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

Oggi voglio raccontarvi una storia d’amore vero e solido. Un percorso di vita come tanti, finito sui giornali per mere difficoltà burocratiche e legislative. L’ennesimo epilogo di una società ottusa, trincerata, volta a salvaguardare diritti e privilegi, considerati presuntuosamente prioritari, attraverso un processo di negazione della realtà e ostruzionismo dell’ovvietà. Della tribolazione imposta a questa coppia si è discusso molto, io stessa ho scritto un paio di articoli a tal proposito. Adesso, però, voglio limitarmi a respirare l’ordinarietà di queste vite, attraverso un’intervista esclusiva dall’estero. Da quanto tempo vi conoscete e dove è accaduto? L’incontro è avvenuto due anni e mezzo fa, a Barcellona, dove viviamo rispettivamente da sette anni. La Spagna è una scelta legata a esigenze culturali o lavorative? E’ legata a esigenze lavorative, per quanto le motivazioni che ci hanno spinto a lasciare l’Italia siano diverse. M. sta facendo un dottorato sugli studi di genere (il più noto e ‘pericoloso’ gender italiano) e organizza eventi culturali e artistici. Io sono una performer-attrice-clown e lavoro a ‘La melodía de mi cuerpo’. Si tratta di un mio progetto che nasce dalla collaborazione con un’associazione di supporto alle donne vittime di violenza. L’obiettivo è lavorare con il corpo in un processo di ‘trasformazione’ di blocchi, paure, traumi. Utilizzando l'esperienza delle arti sceniche, sfrutto la possibilità di arricchire queste donne del loro stesso potere. Dopo un anno di lavoro ho iniziato ad aprire il gruppo non solo alle donne che hanno subìto abusi, ma pure alle vittime di dinamiche differenti. Ho dato vari workshop con questo progetto anche a Napoli. Dopo quanto tempo è sbocciato l’amore? Avevamo individualmente compiuto un cammino di maturità per comprendere cosa volessimo, tanto che il desiderio di una famiglia e di un figlio è stato quasi immediato. E il matrimonio quando è avvenuto? Dapprima è avvenuta l’ufficializzazione della nostra unione con una cerimonia fuori dal comune, dall’intenso significato spirituale, in compagnia di amici e familiari. Il matrimonio civile è stato celebrato lo scorso 17 luglio. Quando è nato il vostro bimbo? Il 3 agosto. E’ stato registrato all'anagrafe di Barcellona con il cognome di entrambi i genitori, secondo la legge spagnola. Non potendo essere cittadino spagnolo perché per l’Italia vige lo ius sanguinis, è stato indispensabile chiedere la cittadinanza italiana. Se M. o io avessimo avuto la cittadinanza spagnola, avremmo potuto rinunciare a quella italiana ma, essendo in possesso del passaporto italiano, non è stato possibile. La Spagna può limitarsi a registrare la sua nascita, non può dargli un documento d'identità. Fin qui tutto normale. Un bambino nasce da una coppia italiana sposata all’estero e ha bisogno della registrazione della nascita per il riconoscimento della cittadinanza nel nostro paese, con trascrizione della relativa maternità e paternità. C’è però un ‘ma’. Continuo la mia intervista. Le vostre famiglie si sono sempre mostrate serene sulla vostra sessualità? Le nostre famiglie sono felici e serene delle nostre scelte di vita. Perché è caduta su di te la scelta d’essere la madre biologica? Tra le due ero io ad avere più ‘urgenza’ del pancione, da qui la scelta di portare in grembo il nostro Ruben. In Spagna vivete condizioni disagiate per la vostra condizione di coppia o vi sentite adeguatamente tutelate? Qui siamo riconosciute una famiglia a tutti gli effetti e questo ci fa sentire tutelate, ma soprattutto tutela Ruben, desiderato da entrambe dal primo istante. In Italia, mancando delle leggi al riguardo, per Ruben Marta non è ‘nessuno’. Condizione assai grave, se si pensa di non riconoscere una realtà: Ruben esiste ed è nostro figlio!

L’Italia è uno dei 9 Stati della Ue a non tutelare in alcun modo le coppie omosessuali. Gli altri 28 paesi hanno acconsentito ai matrimoni o alle unioni civili. La prima fu l’Olanda, nel 2001, che riconosce anche le adozioni. In Italia il nostro Parlamento, in un macroscopico ritardo temporale e culturale, ancora litiga sul riconoscimento delle unioni civili, per le quali si spera si troverà una definizione il prossimo gennaio. Il cardine di maggiore opposizione resta la possibilità di adottare il figlio biologico del partner, definita ‘step child adoption’. Si discute ancora dell’opportunità della omogenitorialità, quando numerosi studi, tra cui quelli dell’American Psychological Association e dell’American Psychiatric Association, provano che ‘genitori lesbiche e gay hanno la stessa probabilità di quelli eterosessuali di fornire ai loro figli un ambiente di crescita sano e favorevole. [...] la stabilità, lo sviluppo e la salute psicologica dei bambini non hanno collegamento con l'orientamento sessuale dei genitori’. In attesa che anche l’Italia si adegui allo stato di civiltà regnante in buona parte del mondo, ringrazio Daniela Conte e Marta Loi per la concessione della foto inedita scattata alla loro prima cerimonia.

Barbara Giardiello


 
 
 

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