TONY QUATTRONE: TRA NAPOLI E NEW YORK scritto per INFORMARE giugno 2015
- Barbara Giardiello
- 10 lug 2015
- Tempo di lettura: 3 min

Sosteniamo spesso che occorre conoscere e promuovere le eccellenze del nostro territorio, volgendo puntualmente lo sguardo alle iniziative locali, ai prodotti agro-alimentari, alle opere artigianali, alle creazioni artistiche. Dietro ciò che esprime valore, però, dimentichiamo che si cela sempre il merito dell’uomo ed per questo che oggi voglio parlare di una persona che fonde in sé, con grande semplicità, rispettabilità, impegno e spessore.
Tony Quattrone è nato a New York nel 1955, ma nelle sue vene scorre sangue italiano: una mamma napoletana ed un papà di origine calabresi gli hanno trasmesso l’impronta di autentico meridionale. Nella sua giovinezza Tony ha viaggiato molto tra America e Italia per l’attività del padre, marittimo civile della Marina mercantile americana. Si è stabilito in pianta semi stabile in Italia dalla fine degli anni ’60, tornando periodicamente in America dalla famiglia. Tony, cosa ti ha indotto a trasferirti a Napoli? Finiti gli studi alla Scuola Internazionale, iniziata l’Università del Maryland, sono poi stato assunto nel Programma universitario delle Forze Armate americane a Napoli. Lì ho cominciato la mia carriera. In cosa ti sei laureato? Sono laureato in tre discipline, perché il sistema universitario americano è diverso, comunque la laurea italiana equivalente è Scienze Politiche. Oggi sei il responsabile delle Risorse umane civili della Nato. Ma non solo, di cosa ti occupi? Sono il presidente del Consiglio di Amministrazione della International School of Naples, una associazione senza fini di lucro. Sono poi Professore associato aggiunto dell’Università del Maryland. Mi racconti come ti sei avvicinato alla religione buddista? E’ accaduto nel 2001, in America. Un giorno, mentre facevo gli studi per completare il dottorato in Scienze delle Decisioni, a casa di mia madre nel New Jersey, vidi in televisione il Dalai Lama. Con stupore ascoltai che parlava della materia che stavo studiando: causa, effetto, interconnessione delle cose. Da qui mi nacque il forte desiderio di approfondire le teorie di questo monaco buddista. Al Tibet è legato anche la scintilla del tuo sentimento meridionalista: come è accaduto? Era il 2010, in Tibet. Con un gruppo formato da un’altra buddista (un’australiana) e alcuni italiani del nord interessati al Tibet, stavamo studiando la storia dei soprusi cinesi sul popolo tibetano. Ci stavamo preparando per fare la scalata del monte Kailash e nell’attesa dei cavalli, una signora di Vicenza ha commentato: ‘Questi sono proprio come i napoletani, sempre in ritardo’. Per la prima volta ho risposto non da newyorkese, ma da napoletano: “Ha ragione - le dissi - i tibetani sono proprio come noi napoletani: anche a noi stanno tentando di sottrarre la lingua, a noi hanno depredato l’oro del Banco di Napoli, a noi ucciso i briganti, i nostri partigiani”. Mi tornarono alla mente i racconti di mio nonno, un antifascista napoletano morto nel ’70, su ‘Franceschiello’ e sulle razzie dei piemontesi a Napoli. La vicentina naturalmente rimase basita, io ero conosciuto come ‘l’americano’ del gruppo. Fu allora che la mia ricerca sulla storia di Napoli ebbe inizio, come la mia attività nel meridionalismo, oggi culminata nel Movimento dei Meridionalisti Democratici, di cui sono un membro dell’Ufficio di Presidenza. Da meridionalista credo nella democrazia e nell’uguaglianza tra nord e sud, senza rivendicazioni di superiorità o perseguimento di privilegi. Il nostro movimento politico crede nelle armi della democrazia, al fine di governare i territori o di convincere chi governa ad amministrarli per il bene collettivo. Lo scorso 18 aprile a Bologna hai avuto un grande riconoscimento, spiegaci meglio. Sono stato eletto Chair - Democrats Abroad - Italy. In pratica i democratici americani in Italia mi hanno eletto segretario del Partito Democratico americano in Italia. Il mandato ha una validità di due anni, pertanto curerò la campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno.
In una realtà di apparenza, sovente fittizia perché costruita su immagini fatiscenti, individuare il valore è assai raro. Ancor più raro è l’incontro del merito con l’umiltà: ci sono fantasmi che si agitano per assumere contorni apparentemente reali e poi ci sono persone come Tony, impegnate, profonde, dotte che nulla fanno per ostentare ciò che sono. Queste sono le persone che umanamente e culturalmente prediligo. Grazie Tony. Barbara Giardiello