Pietro Senaldi: ecco chi ha ucciso Davide Bifolco, il 17enne di Napoli
- Barbara Giardiello
- 6 set 2014
- Tempo di lettura: 3 min

Pietro Senaldi è un giornalista professionista dal 1997. Laureato in Legge all'Università degli Studi di Milano, è vicedirettore di Libero e digital editor del sito del quotidiano, dove collabora dalla sua fondazione, ad eccezione di una breve parentesi al Giornale. Ha lavorato anche alla Padania e al Giornale d'Italia. Su Libero, lo scorso 5 settembre, scrive il seguente articolo: ‘Prima che del carabiniere di pochi anni più vecchio che ha sparato uccidendolo, Davide Bifolco, il 17enne ammazzato a Napoli mentre fuggiva dalle forze dell’ordine, è vittima della sua città. Dove è normale andare in tre in motorino, come andava Davide alle 2.30 del mattino, è nelle cose girare senza casco e viaggiare sulla sella di un latitante e a fianco di un pregiudicato. Dove forzare un posto di blocco viene ritenuto prassi se non una prova di coraggio e virilità. Napoli è una città che vive al di fuori della legge, i cui abitanti, anche quelli che non sono criminali, tengono abitualmente comportamenti che in altre parti d'Italia non sono tollerati. Peggio, spesso non sono subiti con fastidio ma accettati con compiacenza come un tratto caratteristico della città, un qualcosa di pittoresco da fare con orgoglio. L'indagine chiarirà se il carabiniere è un assassino, di certo Davide è vittima anche della Napoli che lo piange e lo descrive come il bravo ragazzo che, probabilmente, non era.’ Molte teorie si stanno tessendo intorno alla morte di Davide, che in sella ad uno scooter è fuggito al controllo dei carabinieri nel Rione Traiano di Napoli. In tre, senza patentino ed assicurazione, allo stop hanno accelerato, dando inizio all’inseguimento. Speronati, sono caduti in terra. Qui le testimonianze si intrecciano ma, sovrapponendole, pare collimino in un’unica direzione. Il conducente non era affatto, come ipotizzato dai Carabinieri e dal sig.Senaldi (oltre a molti altri giornali di carta straccia), Arturo Equabile, latitante, ma Vincenzo Ambrosio, 23enne incensurato. Con loro Salvatore Triunfo. Al momento della caduta Vincenzo si sarebbe dato alla fuga, Salvatore sarebbe stato ammanettato e Davide, nell’atto di rialzarsi, sarebbe stato sparato alle spalle da un Carabiniere 22enne, che ha puntato l’arma ad altezza uomo. C’è chi ipotizza persino sia stato ammanettato anch’egli dopo lo sparo, chi no, ma non voglio soffermarmi sulla dinamica del tragico accadimento, quanto analizzare alcuni punti del pessimo articolo del sig.Senaldi.
Sostiene che Davide sia vittima della sua città, sottovalutando come, con modalità diversa, lo sia anche il giovane Carabiniere. E certamente Napoli ha una enorme, gravissima quantità di falle sociali, di crepe culturali, di voragini incolmabili nella distribuzione di ricchezza, servizi, assistenza. Non sarebbe però da chiedersi, laddove animati da obiettivi sanamente critici, perché Napoli è questa? Cosa renda il Sud e la sua più rappresentativa città tanto disgraziatamente vittime di se stessi? Non ho dubbi nel sostenere che una città come Milano, nelle condizioni di Napoli (e tralascio per necessità di spazio l’aspetto storico degli ultimi 153 anni), sarebbe già defunta. Milano è una città incontrovertibilmente ricca, ma che vanta violenze e furti a dismisura, un potere economico fortemente intriso di malapolitica e ‘ndragheta, ogni genere di vantaggio rubato all’Italia in nome di una ‘produttività’ sottratta al Meridione ed i cui più rappresentativi esponenti amano riempirsi la bocca di giudizi, analisi, conclusioni sul Sud. Mi chiedo quanto il sig.Senaldi conosca il Sud, quante volte abbia respirato l’aria di Napoli, perché ciò che scrive sono corbellerie legate a vecchi, noiosi, polverosi stereotipi, tanto antiquati e ottusi, quanto i contenuti del suo quotidiano. Sono napoletana e non considero normale andare in tre in scooter. Uso abitualmente il casco, come le cinture di sicurezza e non mi sento per questo un’extraterrestre. Sono napoletana e credo fermamente nella legalità, anche se in questa città lo Stato e le sue forze troppo spesso sono latitanti, assenti ‘per comodo’. Sono napoletana e le garantisco, sig.Senaldi, che la maggior parte dei napoletani non è criminale. Si ferma ai posti di blocco e si mostra parimenti intollerante verso ogni forma ed espressione di inciviltà, legata ad azioni, parole (le sue comprese), mentalità, modus vivendi. Sono napoletana e non conosco la compiacenza, piuttosto il rigore. Ma conosco la fierezza di un popolo che tira avanti, nonostante la stoltezza di connazionali superficiali, nonostante la differenza di trattamento in un’Italia falsamente unita, nonostante la mancanza diffusa di cultura e conoscenza. Pertanto la prego, al di là di una conclusione su Davide (che non credo le competa), eviti di generalizzare, Napoli è stanca di essere un quadro dipinto a vostro piacimento con i soliti, sbiaditi colori, nella vostra Padania conoscete prevalentemente nebbia e tutto è molto scialbo, noi conosciamo tutti i colori dell’arcobaleno, dal più forte ed incisivo al più tenue e delicato, per un milanese comprendere è assai difficile. Barbara Giardiello