Enrico Cialdini 'ospite' indesiderato della Camera di Commercio di Napoli
- Barbara Giardiello
- 30 apr 2014
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L’11 agosto 1861 i briganti della banda Giordano, sostenuti da alcuni cittadini di Pontelandolfo e Casalduni, uccisero 41 dei 44 soldati al comando del tenente Cesare Augusto Bracci, inviati a controllare il territorio beneventano. Ciò scatenò una vera rappresaglia militare su ordine del luogotenente del re, Enrico Cialdini, che ordinò la distruzione totale di Casalduni e Pontelandolfo e l’eccidio dei rivoltosi, bollati come briganti del periodo post-unitario. Tutto fu raso al suolo, con una violenza inaudita. Rimasero solo 3 case.
Ma chi era Enrico Cialdini? Un eroe dell’Unità d’Italia? Un vero patriota? Un liberatore dal brigantaggio? Decisamente no. Possiamo definirlo senza timore uno dei più spietati criminali di guerra del Risorgimento. Dalle annotazioni riportate sul suo diario gli risultano: 8.968 fucilati, di cui 64 preti e 22 frati; 7.112 prigionieri; 10.604 feriti; 13.629 deportati; 6 paesi interamente arsi; 1.428 comuni posti in stato d’assedio; 918 case bruciate; 2.905 famiglie perquisite; 12 chiese saccheggiate. Su Gaeta scaricò 160.000 bombe, causando 4.000 vittime tra civili e militari.
Definì il Sud d’Italia ‘Africa! Altro che Italia. I beduini a confronto di questi cafoni sono latte e miele' nella sua lettera inviata da Napoli a Cavour, dove il primo ministro lo aveva inviato nell’agosto 1861.
E torniamo ai nostri giorni. Ricordo che circa un anno e mezzo fa, nel dicembre 2012, accadde un episodio che all’epoca considerai assai significativo. In occasione della celebrazione del Corno Show, la presentazione delle 36 sculture di corni portafortuna esposti in città su iniziativa della Camera di Commercio per contrastare con ironica attesa la profezia Maya del 21 dicembre, il ‘più napoletano degli intellettuali francesi’, il cittadino onorario Jean-Noël Schifano, ex direttore dell’Istituto francese Grenoble, uomo-simbolo del colosso editoriale Gallimard, autore del ‘dizionario amoroso di Napoli’ e di Neapocalisse, fu inorridito dalla vista dei busti di Cavour e di Enrico Cialdini esposti alla Camera di Commercio di Napoli. Ciò lo indusse a chiederne immediata rimozione al presidente Maurizio Maddaloni. Senza esito, evidentemente. La presenza del busto di Cialdini, un massacratore della nostra gente, rappresenta forse una strana forma di masochismo campano? Chiaramente no, il palazzo neorinascimentale che ospita la Camera di Commercio fu costruito su progetto di Alfonso Guerra nel 1895, fu inaugurato nel 1899 e fu realizzato con i fondi donati nel 1861 dal generale Enrico Cialdini.
Siamo nel 2014 e dopo un anno e mezzo dalla fervida e ragionevole richiesta di un intellettuale franco-napoletano mi chiedo, non è tempo che taluni simboli e nomi di vergogna risorgimentale, esattamente come certi simboli di infamia fascista, spariscano dalle nostre strade e dai nostri edifici?
Barbara Giardiello
