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Tsipras come Ingroia?

  • Barbara Giardiello
  • 10 mar 2014
  • Tempo di lettura: 3 min

Primo dicembre duemiladodici, Teatro Vittoria, Roma. Ricordo un foyer gremito, rumoroso. Molti degli spettatori di ‘Cambiare si può’ hanno atteso lungamente prima di accedere alla sala interna per assistere almeno ad una parte dell’Assemblea nazionale, a seguito dell’appello promosso da personalità della cultura, dell’economia, della società civile, dell’Università e che in pochi giorni raccolse migliaia di firme. Si respirava un’aria di benaugurante rinnovamento, di movimentismo, di apertura alla partecipazione cittadina tra volti noti e meno noti. Un susseguirsi di interventi, tra applausi e qualche modesta polemica. Ebbi la sensazione che le forze positive del paese potessero finalmente unirsi sotto un’unica icona, proponendo un’alternativa al diffuso liberismo europeo che sta distruggendo il tessuto sociale ma, soprattutto, che si stesse compattando una nuova proposta elettorale ‘autonoma’, reale polo alternativo ai vecchi schemi partitici. Una lista di cittadinanza politica democratica da contrapporre al governo Monti nelle vicine politiche del 2013.

Ma così non andò. All’interno della lista ‘Rivoluzione civile’ furono inseriti proprio alcuni dei classici partiti che il progetto vantava di escludere dalle proprie logiche: l’Italia dei Valori, il Partito di Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, la Federazione dei Verdi, Il Nuovo Partito d’Azione, oltre La Rete ed il Movimento Arancione.

Ciò scatenò una reazione negli intellettuali di Alba (Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente), uno tra i primi movimenti sostenitori della lista di Antonio Ingroia. Molti se ne andarono sbattendo la porta, delusi dal ‘tradimento’ subìto. Evidentemente la soglia di sbarramento del 4% alla Camera (non raggiunta, essendosi poi fermati al 2.25%) aveva indotto al soggiogamento di verticalismi e logiche economico-partitiche rinomatamente ricattatorie. Cosa che mi risulta personalmente, sia chiaro. D’altronde sarebbe bastato dare uno sguardo attento alla composizione delle liste dei candidati, all’imposizione di certi nomi opportunamente posizionati per comprendere quanto fosse diventato fasullo il progetto di Antonio Ingroia & Co. Ma veniamo ai nostri giorni.

Si parla delle Elezioni Europee 2014, che vedranno coinvolti i 28 stati membri dell’Ue nelle prossime consultazioni del 22-25 maggio.

In questi giorni un nome spicca in modo risonante tra tutti: Alexis Tsipras, il 39enne leader del partito della sinistra greca Syriza, che si presenta come candidato della sinistra radicale alla presidenza della Commissione Ue.

Secondo PollWatch2014 -> www.pollwatch2014.eu , la sua lista ‘L’Altra Europa con Tsipras’ (il nome ed il simbolo sono stati scelti mediante una consultazione on line) ha ottime prospettive, tanto da prevedere ben cinque eurodeputati per la sua lista civica. Per quanto sia altamente improbabile che Tsipras venga eletto capo dell’esecutivo comunitario, è invece probabile la sua elezione a premier nelle prossime elezioni greche, con Syriza che supera il 20%.

Il manifesto della Lista Tsipras si articola in 10 punti programmatici che è possibile consultare al seguente link -> listatsipras.eu/chi-siamo/il-manifesto.html , ma di cui credo vadano evidenziati alcuni maggiormente cruciali:

- No austerity: porre fine dunque all’austerity ed alle crisi

- Riformare le politiche sull’immigrazione

- Avviare la trasformazione ecologica della produzione

Nomi ‘famosi’ sostengono la lista, da Barbara Spinelli a Curzio Maltese, da Paolo Flores d’Arcais a Luciano Gallino, da Marco Revelli a Stefano Rodotà. All’ultimo Congresso anche Sinistra Ecologia e Libertà ha deciso di sostenere la lista Tsipras.

In questi giorni non solo è stata pubblicata la lista dei candidati, consultabile a questo link -> listatsipras.eu/candidati/l-elenco-completo.html , ma è stata pure avviata la raccolta delle 150.000 firme (circa 30.000 per circoscrizione) per la presentazione della lista.

Tutto sembra molto credibile, condivisibile, attendibile.

Per chi come me non delega, ma ama partecipare ed approfondire, per chi come me ha bisogno di competenza ed affidabilità, per chi come me detesta ogni forma di cecità forzata o di comodo (questa la ragione per la quale non sosterrò mai il ‘moVimento’) Tsipras è parso un raggio di sole nel buio più profondo e torbido.

La sua lista italiana, però, ha un ‘ma’. All’interno dell’Appello, reperibile al link -> listatsipras.eu/chi-siamo/l-appello.html , è testualmente scritto: ‘Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana. Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio’.

Allora mi chiedo: con tutto il rispetto verso certi candidati che conosco personalmente, è in Italia che le dinamiche logistico-elettorali crollano ancora prima di partire? Perché sono state candidate persone con caratteristiche non coerenti con il programma?

Barbara Giardiello

I-PROMOTORI-DELLA-LISTA-TSIPRAS.jpg

 
 
 
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